"Sto diventando un po' troppo critico per potermi illudere ulteriormente di avere qualche talento" - F. Nietzsche


"Musica est exercitium aritmaeticae occultum nescientis se numerari animi“

- G.W. Leibniz


"I pecoroni non vogliono diventare padroni del loro lavoro!" - C.T.


"Tutta la musica è contemporanea."

domenica 13 gennaio 2013

Musica Forte, Colta, d'Arte, Classica, o come altro chiamarla?


Il Corriere Musicale.it ha recentemente ospitato un mio intervento. 
Clicca sul link per leggerlo. 


Il Postmoderno che voleva «Abbado come Springsteen»


Oggi sembra essere politically correct superare la distinzione tassonomica tra i generi leggera/pesante, classica/contemporanea e così via, in nome della buona musica. Ma, si chiede lo studioso Edward Docx, «come si fa a distinguere la spazzatura da ciò che non lo è?»


5 commenti:

  1. La domanda è mal posta.

    La spazzatura non esiste...

    Esistono gli ascoltatori ed i musicisti che associano autonomamente il valore alla musica ed all'esperienza che ne segue.

    RispondiElimina
  2. Per rispondere alla domanda... da anni nella mia testa utilizzo la locuzione "musica ad alto livello".

    RispondiElimina
  3. posso garantire che la spazzatura è una categoria ontologica assolutamente reale. e la puzza si sente da lontano.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mi fai un esempio di spazzatura?

      Partendo dal titolo mi viene da supporre che per te Springsteen è spazzatura, per esempio.

      Altro spunto: si può dire che ci sia spazzatura "fatta bene"?
      o che una persona abbia del talento nel produrre spazzatura?

      Elimina
  4. Giusto per fare un esempio...

    Se durante una conversazione da bar qualcuno mi dicesse "Springsteen è spazzatura" avrei poco da ribattere, perchè è stato un cantautore che non mi ha mai detto niente e che nella mia testa fin da ragazzino l'ho pensato come "il Ligabue americano".
    Se invece venisse fuori qualcosa tipo "il periodo elettrico di Miles Davis è spazzatura" avrei una specie di crisi esistenziale.

    Da un lato non ascolterei uno di quei dischi nemmeno sotto tortura, per la prevedibilità degli accordi usati e per l'eccesso di ripetizioni che mi annoia, dall'altro lato ricordo con affetto il periodo in cui ho consumato In a silent way e Bitches Brew.

    Per cui ho una "memoria" che mi dice "fantastico", dall'altro l'istinto che mi dice "vincitore del premio Dupall".

    Da qui il busillis: "Se andando in un club incontro un musicista fusion che caccia fuori soli migliori di quelli di In a silent way, ma nello stesso stile, riconoscerei il capolavoro?" La risposta è ovviamente "No".

    Mi viene in mente anche una recente intervista sul sito di Repubblica a Baricco, che parlava di musica, letteratura e superamento delle barriere.

    E la domanda che si pone è questa "Perchè non si riconosce il fatto che anche una musica semplice non possa essere bella e di qualità?"
    Il che è ovviamente condivisibile, il fatto è che questo "semplice ma di qualità" nel tempo lo ridefinisco in maniera sempre diversa. Infatti pensandoci mentre leggevo l'articolo ho pensato "Certo che si può fare musica semplice, ma di qualità... la trilogia dapontiana per esempio o gli hot five & seven" e la cosa mi è sembrata decisamente buffa perchè sono sicuro che Baricco probabilmente aveva nella testa Dylan, De Andrè o i Radiohead e non certo Mozart e Louis Armstrong.

    RispondiElimina