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mercoledì 9 maggio 2012

Uno sciocco titanismo, per una causa giusta


Questa foto forse NON E' un montaggio:  ritrae presumibilmente un grande concerto che vede suonare "insieme" molti  dei giovani musicisti del Sistema venezuelano sotto la guida del loro celebre direttore Gustavo Dudamel, e suscita in me varie riflessioni etiche (ebbene, sì, etiche) e logistico/tecniche: 


- Bisogna ammettere che in una situazione così nessuno, dico nessuno dei  partecipanti è veramente in grado di sapere cosa succede, quanto a sonorità, sincronismo, eccetera. Cosa sentono  gli  ultimi a sinistra di  ciò che fanno  gli ultimi a destra ? Nulla di nulla. Forse uno stentato, flebile eco, per giunta ritardato, proveniente da distanza incolmabile.

- Nemmeno il direttore, per quanto in posizione elevata e centrale, può esercitare pienamente il suo compito, che è  innanzitutto quello di coordinare e controllare sincronismo ed  equilibrio fonico. Le distanze sono al di là di ogni possibile controllo.

-Non parliamo del coro, che nella foto si scorge a fatica, in lontananza dietro le ultime propaggini dell'orchestra: di certo  non è in grado di forgiare con autoconsapevolezza il proprio suono, tantomeno di fonderlo con quello orchestrale, che probabilmente percepisce come proveniente da un lontano pianeta. Immaginiamo una Nona di Beethoven, alquanto  probabile in una occasione simile. Quale spaventosa, agorafobica sonorità deve uscire da questa macchina mondiale?  

-Tantomeno il pubblico può ascoltare veramente questo pur affascinante e mostruoso evento  sonoro. Al massimo  può rimanere stordito  dalla grandezza  e dalla potenza sonora. Per banali ragioni di  fisica acustica, per le caratteristiche fisiche della propagazione delle onde sonore nell'aria, mai potrà ascoltare con giusta prospettiva e dettaglio la composizione eseguita. 

-Ne deriva una totale deprivazione, reificazione, alienazione dei musicisti  dal prodotto stesso del loro lavoro (marxianamente parlando). Una totale spersonalizzazione, che prefigura una identità individuale disciolta in un magma di cui non può domina alcuna parte,nemmeno la propria: e degna perciò di  essere descritta con i tragici parametri dell'Uomo-Massa di Canetti, o Marcuse, o Adorno/Horkheimer 

-Cosa rimane dunque di questa mostruosa esibizione di muscoli sonori? 
Uno sciocco titanismo che, pur in nome di  una giusta causa (el Sistema,  e il valore intrinsecamente morale dell'atto di fare musica)  veicola una ideologia opposta. 
Questa non mi pare essere l'apoteosi della grande esecuzione orchestrale, ma la sua radicale negazione. E', al contrario, la mera accozzaglia di mille individui-isola, incapaci di partecipare veramente all'evento al quale, in modo meramente fisico/corporeo, sono al tempo  stesso  presenti  ma assenti. 

-Pur senza fare capziosi  paragoni - che possono subito venire a mente - con  le Ottave di Mahler o con analoghi gigantismi orchestrali romantici (Berlioz, Strauss), mi pare di  poter dire che, nel nome della positiva intenzione di  auto-celebrare il successo di massa del Sistema, si è incorsi in un tragico equivoco. Invece di esaltare la natura intimamente collettiva della esecuzione orchestrale, metafora di una società ben ordinata e concorde nel raggiungimento della qualità musicale, e quindi, simbolicamente, della qualità della vita dei cittadini, si mette in scena inconsapevolmente la rappresentazione plasticamente retorica dell'esilio del singolo cittadino nel cuore stesso della Società, della quale figurativamente fa parte, ma dalla quale è sostanzialmente alienato e rimbalzato nella sua impotente individualità.
A chi si rivolge dunque questa foto, quale potrebbe essere il suo "vero" messaggio (ideologico, subliminale)? 

-Dal punto di vista della presenza di massa, a chi vi  assiste l'evento deve fare impressione, e anche deve inquietare un poco le menti meno propense a farsi affascinare dalla propaganda (ricordiamo che il  Venezuela non sembra essere propriamente una società democratica): la foto sembra volerci dire, obliquamente, simbolicamente, che Il Numero è Potenza. E noi ricordiamo con un filo di  angoscia che questo  slogan lo proclamò, in passato,  un Dittatorello Italico del XX secolo. 
Ma lasciamo  perdere la politica. 

-Dal punto di vista dell'Etica del fare musica d'orchestra insieme, abbiamo già esposto più sopra il nostro pensiero.

-Dal punto di vista tecnico diciamo che tanto valeva allora, a nostro parere, suddividere il mostruoso, ingestibile gigante in sotto-orchestre multiple,  dislocate in luoghi diversi per pubblici  diversi , o in diverse posizioni della stessa grande sala, affidandoli  a più direttori collegati fra loro via monitor audio/video. Così sarebbe stato forse più interessante come puro fenomeno tecnico, ma anche musicale: il pubblico  avrebbe potuto visitare i vari luoghi dell'esecuzione in contemporanea, senza mai perdere una visione accettabile dell'opera eseguita. Meglio ancora se  fosse stata composta una opera appositamente per il grande Evento.
Ma suddividendo la Nona di  Beethoven in più None contemporanee si sarebbe perso il senso più profondo, per quanto forse non espressamente voluto, ma solo subliminalmente suggerito: un grande circo propagandistico/musicale per il  Regime? Chissà.
Può darsi che la foto non si riferisca al Sistema, nè al Venezuela. In tal caso mi scuso con il Presidente Carlos Chavez per l'analisi politicamente tendenziosa. Ma il senso del discorso rimane e vale, mutatis mutandis. 







  

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