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venerdì 3 febbraio 2012

THE BEATLES - REVOLUTION # 9 per ensemble!

Questa non me l'aspettavo proprio: ma devo prima spiegare l'antefatto...

La mia copia originale, in vinile, del White album dei Beatles (1968) è ancora lì, la copertina mezza sbriciolata, ma i dischi ancora salvi, custoditi con somma cura in mezzo ai tanti long-playing dimenticati, di un altra era geologica. Quando avevamo i calzoni corti e andavamo a letto dopo CaroselloI solchi dei due vinili (era un LP doppio! forse il  primo  della storia discografica) sono consumati dalle migliaia di volte che li ho ascoltati, il fruscìo è fortissimo e qualche volta la puntina salta. Ma l'unica "canzone" che si è un po' salvata dall'usura è Revolution#9.


Devo fare una confessione: per lungo tempo, quando arrivavo lì, sollevavo la puntina e passavo oltre, all'ultimo pezzo dell' LP, quel Good Night in stile vagamente musical-hollywoodiano con arrangiamento di archi, che Ringo cantava così meravigliosamente..
Insomma, Revolution#9 all'inizio, e per un bel po' di anni, non mi andava giù.  Cosa c'entrava con While my guitar gently weeps, con Martha my dear, con Helter Skelter?? Mi dicevo che i Beatles avevano finito le idee musicali,  e che siccome avanzava spazio sul LP avevano improvvisato là per là, nello studio di Abbey Road, un mix di avanzi di registrazione, scampoli da altre incisioni, magari della stessa London Symphony Orchestra che probabilmente registrava nello stesso studio, in quegli anni. Infatti ci sono parecchi momenti in cui si sente una roboante orchestra...chissà. Comunque, infin dei conti mi sentivo vagamente preso per il sedere da Lennon, con quel suo "number nine, number nine..."  e con le urla inconsulte, lo sfrigolìo di eggs and bacon in padella, e quell'inquietante invito "Take this, Brother, may it serve you well" cosa significava? Cosa dovevo prendere? Forse un martello ("da dare in testa a chi non mi va", secondo la cover adulterata da Rita Pavone della ben più protestataria If I had a hammer di Pete Seeger)? Revolution#9 era come girare a caso la manopola di sintonizzazione della radio, la sera,  e captare le infinite stazioni internazionali a onde lunghe..intuivo oscuramente che alludeva alle turbolenze politiche di quegli anni, ma ero troppo piccolo per averne più che un vago sentore: il mio mondo era ancora quello di Carosello. 
Ma poi, poco per volta, ho smesso di "saltare" quella traccia perchè iniziava a destare la mia curiosità. Come avevano fatto a "comporre" una canzone siffatta, che storia volevano raccontarmi i Beatles? Anno dopo anno, crescendo cominciavo a conoscere la musica contemporanea, ed ecco allora che il confronto con le cose che produceva lo Studio di  fonologia" della Rai di Milano e quello di Colonia di cui erano apparsi i primi dischi non sembrava più impossibile, anzi, ci vedevo molte somiglianze. Non cercavo più una "storia" dentro Revolution #9, ma l'ascoltavo per quel che era musicalmente. L'uso dei materiali "concreti" manipolati in vario modo, l'accostamento di eventi sonori complessi, l'uso raffinato dell'effetto stereo, eccetera. Mi pare di aver letto da qualche parte che Lennon e Mc Cartney erano rimasti affascinati da Gesang der Jünglinge (1955) di Karlheinz Stockhausen. Questo spiega già tutto, e magari  qualche fan  dei Beatles mi potrà dare ulteriori conferme del loro interesse per la musica "colta"  d'avanguardia, in particolar modo John Cage, probabilmente. Per chi non conoscesse  Revolution#9,  eccone una versione di  buona qualità audio. 

Torniamo adesso alla domanda iniziale: CHE COSA non mi aspettavo proprio? Non mi aspettavo che qualcuno facesse l'arrangiamento per ensemble di Revolution#9Bene, invece l'ha fatto Alarm will Sound, un ensemble di  New York , formato da ex allievi della Eastman School of Music, e che ha dato il suo primo concerto nel 2001.
Ascoltandolo, mi sono venute alla mente molte cose e molti interrogativi. Innanzitutto, la versione "acustica" suona ovviamente molto diversa, e somiglia abbastanza a certi lavori di Berio più o meno degli stessi anni '60, come Laborintus o Sinfonia, che  infatti è coeva (1968). E' incredibile come, a distanza sufficiente di tempo, certe coincidenze divengano lampanti! Si capisce con chiara evidenza lo ZeitGeist, quello spirito avventuroso, sperimentale, "rivoluzionario" che permeava tutta la cultura dell'epoca (bei tempi!). L' informale, l'uso del parlato e delle vocalità non cantata insieme agli strumenti, le molte percussioni, i contrasti violenti, la mancanza di "narratività" lineare, eccetera.
Nella versione strumentale di Revolution#9 le parentele con l'avanguardia musicale "colta" sono molto più marcate, anche se nella composizione dei Beatles il coté ironico/irriverente è più pronunciato.
Poi mi sono chiesto: per quale ragione Alarm will sound ha sentito il bisogno di  fare questo arrangiamento? L'omaggio al genio compositivo dei Beatles è evidente, e forse anche una componente giocosa, per il semplice piacere di suonare una cover alquanto particolare (sarebbe stato molto più scontato trascrivere per ensemble che so, Back in the USSR, e forse molti l'hanno già fatto): ma con Revolution#9  è tutta un' altra cosa! E' da un lato un affermare orgogliosamente che tra i Beatles e, poniamo, Stravinskij o Cage, non vi è alcuna contrapposizione estetica; che fanno ormai tutti parte di una stessa storia, che si chiama la storia della musica colta del Novecento, da cui noi discendiamo e i cui diversi rami, un tempo contrapposti, confluiscono oggi  armoniosamente nel grande fiume del Secolo. 
Dall'altro lato, c'è un affascinante problema filologico: come trascrivere per  "ensemble strumentale contemporaneo" qualcosa che contiene di tutto, dalla grande orchestra ai suoni manipolati e filtrati, al gioco della stereofonia e delle profondità sonore che solo il montaggio di studio può dare? Trasformare questo autentico pezzo di musique concrète in un brano di musica da camera è una impresa difficoltosa. Bisogna far di necessità virtù, rinunciare agli "effetti" più tecnologici, sostituendoli per quanto possibile con surrogati acustico-strumentali. Non si può pretendere di avere la stessa resa. E' un po' come gli  arrangiamenti per piccolo ensemble delle sinfonie romantiche. La trascrizione "rimanda" all'originale, cercando di riprodurne il profumo, senza la pretesa di  avere lo stesso  impatto  sonoro. A volte, quando  sono  molto ben riuscite , le versioni  da camera svelano aspetti nuovi dell'opera originale, ne mettono a nudo per così dire lo scheletro strutturale, illuminandone le valenze espressive sotto una nuova luce. Non so se Alarm Will Sound siano riusciti bene in questa impresa, ditemelo voi. Ma comunque per me risulta emozionante ascoltare la vecchia  Revolution#9 con certi dettagli in evidenza. Avere scritto per esteso in partitura e reso eseguibile da oggi in poi in modo abbastanza fedele questa opera significativa della cultura "giovanile" del Novecento, mi pare già di per sè una lodevole. Giudicate voi, ascoltandolo qui sotto. 





26 commenti:

  1. Bell'articolo! Certo che però se anche i Beatles fanno parte della "storia della musica colta del Novecento", allora mi chiedo cosa non ne fa parte!

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  2. mettiamola così, massimiliano, e siamo sinceri: se non fosse stato per questo pezzo e per 'ummagumma' dei pink floyd la musica colta del novecento avrebbe avuto molti meno (o forse dovrei dire 'ancor meno') proseliti. sono molti di più quelli che sono arrivati a stockhausen via beatles o pink floyd di quelli che ci sono arrivati via bach o beethoven. almeno in questo senso - cioè quello di straordinari e insostituibili mediatori - essi fanno parte di quella tradizione. andrebbero solo ringraziati per questo. ;-) un caro saluto.

    PS molto carina la cover. bravi.

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    1. dimenticavo: stockhausen andava orgogliosissimo del fatto che i beatles lo avessero inserito nella copertina di sgt. pepper's tanto da conservare il telegramma di richiesta come fosse una reliquia :-) e da inserire il link 'stockhausen and the beatles' nientemeno che nella homepage del suo sito web, come una delle voci principali che lo riguardano:

      http://www.stockhausen.org/

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  3. NO, mi dispiace, non "fanno ormai tutti parte di una stessa storia, che si chiama la storia della musica colta del Novecento": i Beatles fanno parte di molto di più, perché sono riusciti, "solo" suonando dalla mattina alla sera fin da giovane età, e poi scrivendo, e poi approfondendo sempre di più il lavoro in studio, senza particolare istruzione formale o studio sistematico della storia della musica, a lasciar interagire i loro quattro diversi talenti per un buon numero di anni, producendo un "corpus" che soddisfa i più raffinati ascoltatori così come il pubblico più "laico" e di ogni età, e per i decenni passati e a venire: questo secondo me è molto di più della "musica colta del novecento", che mai ha raggiunto simili risultati a livello di "incidere sulla società".
    Questa versione è un divertissement a mio parere inutile, perché serve solo a farlo sembrare un "Sinfonia" meno complesso strutturalmente, decisamente meno impegnativo anche se molto più episodico, e a far sentire "fighi" gli Alarm Will Sound (il che certamente sono, e non c'è niente di male) MA il pezzo già c'è nella sua forma (e con la sua aura!) definitiva. Se gli Alarm Will Sound si vogliono divertire, bene (almeno qualcuno negli USA riesce ancora a farlo!) spero che non appiccichino a questo tipo di operazioni alcuna chiacchiera intellettuale, che è sempre il peggio che si può fare, in ogni tipo di musica, ma che danneggia sempre specialmente la Mus.Cont. fornendo alibi ai compositori.
    Andrea Fontemaggi

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  4. ora mi pare si esageri in senso contrario... anche se i beatles hanno 'inciso di più nella realtà', non è affatto vero che siano 'più importanti' artisticamente dei compositori colti del novecento. ma scherziamo?! i beatles rappresentano il meglio della musica del novecento insieme a stravinskij, schoenberg, varèse, stockhausen, cage, xenakis, ligeti, ellington, parker, coltrane, davis e tantissimi altri musicisti jazz, pop o colti che siano... vogliamo smetterla di fare queste classifiche tra i generi musicali (in un senso o nell'altro), di mettere i generi stessi uno contro (o sopra o sotto) l'altro? vediamo invece di cominciare finalmente a pensare, liberando la mente dai pregiudizi, che il meglio della musica è la somma del meglio di ciascuno dei suoi generi. ma, mi chiedo, possibile che sia così difficile?

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    1. Non capisco bene da dove viene il "più importanti": io intendevo solo che fanno parte di qualcosa di più grande della storia della "musica colta" (che io diversamente dal M° Rivolta - si veda quanto scrive oltre - intendo al giorno d'oggi non un onore ma una forte limitazione). Fanno parte della storia della società e della storia della musica tout court, come pochi altri musicisti (sicuramente tutti quelli da lei elencati).
      Io sono un ignoto compositore di Mus.Cont. e mi ascolto con gioia qualsiasi tipo di musica, giusto per fare un altro elenco il più vario possibile, dai Pixies a Feldman, Battisti, Kurtag, Elio e le storie tese, Cole Porter, Roy Eldridge, Busnois, Beach Boys, e chi più ne ha più ne metta.
      Pur apprezzando ogni tipo di musica sono estremamente cosciente dei limiti del genere che io sono in grado di scrivere (dovuto al modo in cui sono cresciuto e come ho studiato, ma soprattutto al modo di scrivere di cui ho intensa e lunga esperienza personale - non ci si improvvisa compositori di questo o quel genere, io non potrò mai mettermi a fare rock o progressive o jazz o musical veramente bene, perché avrei dovuto frequentare quel genere quotidianamente fin da giovane età, come per esempio nel loro "campo" hanno fatto i Beatles...io, sono cresciuto ascoltando di tutto ma, per bene o per male, limitando la mia pratica di scrittura al genere "colta contemporanea" o chiamatela come volete.
      Sto andando fuori tema.
      Volevo solo dire che non faccio classifiche, concordo che l'essenziale è la mente libera.

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  5. Che i Beatles facciano o non facciano parte della "storia della musica colta del Novecento" non è una questione di genere e nemmeno significa denigrarli o esaltarli. È solo che includerli in un tradizione di questo tipo non ha alcun senso, infatti la tradizione colta si caratterizza con la storia delle soluzioni a un problema: quello della scrittura musicale. A Pink FLoyd e Beatles della scrittura (nel bene o nel male che sia) non gliene fregava niente, perché avevano un problema primario molto diverso: quello di vendere dischi per conto della loro etichetta. Fare di ogni erba un fascio non serve ad altro che a dire tutto e il contrario di tutto... a togliere significato alle parole! E ripeto con questo non voglio dare nessun giudizio di qualità né a Beatles e soci, né a Stockhausen e soci. Che poi ci siano stati contatti è ovvio... il fatto che Mahler abbia inserito "Fra Martino" (in modo minore) nella sua prima Sinfonia non fa di "Fra Martino" uno dei capolavori della musica del tardo Ottocento!

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  6. massimiliano, io non sto facendo di ogni erba un fascio, anzi. dico solo - e ribadisco - che il MEGLIO della MUSICA (della M-U-S-I-C-A: colta, non colta, scritta, non scritta, venduta o non venduta) è il meglio di ciascun genere, proprio nel RISPETTO delle peculiarità di ciascun genere. i migliori compositori colti + i migliori muscisti jazz + i migliori musicisti pop - QUESTO è il meglio della musica. che i beatles e i pink floyd non facciano parte della storia della musica colta in senso stretto è ovvio (ho sottolineato infatti il loro ruolo - inconsapevole, peraltro - di mediatori). da ciò segue anche che il meglio di un genere ha un valore più alto del peggio di un altro: una bella canzone ha più valore di una mediocre sinfonia, una buona improvvisazione ha più valore di una mediocre partitura. tutto qui. non ha pertanto granché senso cercare di stabilire se vale di più una bella canzone o una bella sinfonia (o se vale di meno una brutta improvvisazione o una brutta partitura). il valore non è legato al genere ma all'artista e alle sue opere. e se fa ridere considerare 'fra' martino' un capolavoro del tardo ottocento farebbe ancora più ridere considerarlo un'insignificante stupidaggine. 'fra' martino' è semplicemente quello che è: una filastrocca che da circa milleduecento anni dà gioia a svariate centinaia di milioni di bambini che dai tre ai cinque anni la cantano in girotondo: mi sembra dunque che il suo 'valore' sia più che scontato. vogliamo sottolineare forse che non ha un valore strettamente 'musicale'? non farebbe un po' ridere anche questo? bisogna rapportare sempre la musica al contesto culturale che le appartiene e che le conferisce un senso.

    PS leggo un po' di cinismo nelle tue parole sui beatles e i pink floyd: non credo affatto che il loro problema primario fosse quello di vendere dischi, soprattutto se messo a confronto con quello (presunto) primario dei compositori 'puri di cuore' e incorruttibili, tutti devoti alla 'scrittura' e alla causa dell'arte. penso invece che l'interesse primario dei beatles e dei pink floyd fosse identico a quello di mozart o di hildegard von bingen, e cioè fare della bella musica.

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  7. altra cosa: "la tradizione colta si caratterizza con la storia delle soluzioni a un problema: quello della scrittura musicale".
    be'... anche questo per me è abbastanza discutibile. che la tradizione colta si IDENTIFICHI con 'le soluzioni al PROBLEMA della scrittura' mi sembra un giudizio un po' azzardato. io direi piuttosto che la scrittura musicale, medium strettamente legato alla tradizione colta, è stata un 'problema' per il quale sono state cercate soluzioni solo in determinati, cruciali momenti della sua storia (guido, francone, monteverdi, una buona parte del novecento): per lunghi, lunghissimi periodi essa è stata un semplice sussidio, un codice che il compositore imparava presto a dominare con disinvoltura.

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  8. qualcuno, al momento non ricordo chi, disse: "tutta la musica è musica etnica". aaaaahh bene [espressione di pieno godimento]... laudato sia chi ha il dono della sintesi. ;-)

    PS renato, scusa se ti ingorgo il blog (e soprattutto se vado 'fuori tema'). :-)

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  9. .. lo sapevo che avrei scatenato una polemica con quella parolina ( "colta") !
    L'ho fatto apposta, per vedere la reazione.
    Io la vedo così : probabilmente - anzi, certamente- i Beatles negli anni '60 non si preoccupavano di essere catalogati come "colti" , più di quanto volessero essere considerati "rock" o altro.. hanno fatto di tutto : canzonette country , blues, canzoni da vaudeville, musical, ballads, commercials, rock duro, psichedelia, lieder romantico, raga indiani, ricalchi stilistici di ogni genere... e musica elettronica concreta, come in Revolution #9.Insomma, hanno inaugurato il postmodernismo musicale.
    Le loro opere sono di una tale autorevolezza che è difficile oggi, a distanza di 40 e più anni , non considerarli "colti", anche se magari le partiture le scriveva l'arrangiatore George Martin ( geniale compositore delle musiche per orchestra di Yellow submarine , fra l'altro)
    Ci ho pensato molto prima di onorare la loro memoria con quella parolina . Ma penso che la meritano, se oggi molte generazioni li considerano alla pari con tutti quei nomi che avete elencato e che non ripeterò. La qualità della loro musica , il loro artigianato , sono impareggiabili ed estremamente fertili, che per decenni hanno influenzato e continuano ad influenzare compositori di tutte le tendenze , dalla musica rock a quella contemporanea...

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  10. benissimo, andrea, allora avevo inteso male. mi pare che più o meno la pensiamo allo stesso modo e ascoltiamo (più o meno) le stesse cose. un caro saluto.

    PS io non credo affatto che il 'contemporaneo' sia un genere 'limitato'. credo anzi che la musica colta contemporanea abbia dato moltissimo alla storia della musica. ho solo l'impressione che la sua stagione migliore sia passata da un pezzo e che oggi sia un po' l'ombra di se stessa, ecco (ovviamente con le dovute eccezioni).

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  11. 1) hehe Renato, è chiaro che tu butti benzina sul fuoco per scaldarti in questo inverno...
    2) credo che a dire "tutta la musica è musica etnica" sia stato prima di tutto John Blacking nel suo "Com'è musicale l'uomo"
    3) marco... uhmmm una volta tanto non siamo d'accordo! :-) non so bene da dove sia partito tutto il discorso sul "meglio", sul valore eccetera. Io, almeno in questo caso, non do e non mi interessa dare nessun giudizio di valore. Ho solo detto che la tradizione musicale occidentale "colta", quella che è nata intorno all'anno 1000 e che forse sta per concludersi o per subire un drastico cambiamento, ha il suo centro sul problema della scrittura. Come mi ha fatto ben notare Fabio S. probabilmente la scrittura è solo una tecnologia che sta per essere superata. I Beatles si sono comunque occupati primariamente di altre cose. Punto. Non do nessun giudizio di valore, credo che ci conosciamo abbastanza per capire che siamo vicini su questo. Su cosa interessasse ai beatles, alla von bingen e a mozart onestamente non lo so con precisione e dubito che sia così facile stabilirlo al di là della retorica di cui siamo circondati. Et voilà!

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    1. :-) massimiliano, ma lo sai che invece mi par di ricordare che a dirlo non sia stato nientemeno che... mendelssohn? comunque mi informerò.
      poi: se l'ho buttata sul 'valore' è perché mi ci hai un po' spinto te, quando hai appunto detto che l'interesse PRIMARIO dei beatles (e per estensione dei musicisti pop) era quello di vendere dischi.
      dire poi che il fare buona musica (sicuramente meglio che 'bella', ne convengo) sia prerogativa di ogni musicista... be', mi sembra talmente ovvio che non vedo proprio la necessità di scomodare la retorica. (l'hai mai sentito dire da un musicista "mi sono impegnato tutta la vita per scrivere musica orrenda", oppure, rivolto a un interprete, "mah, se vuoi suonalo pure il mio pezzo ma ti avverto che è un pezzo completamente privo di qualsiasi valore e dignità"? in genere un artista cerca di dare il meglio delle sue possibilità, no? :-))))) (che poi siano effettivamente dei troiai è un altro discorso). sì, sulla scrittura sono d'accordo, in linea di massima. volevo solo dire che non la enfatizzerei più del necessario... un abbraccio e un grazie a renato per le occasioni che ci offre per discutere.

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  12. sul bello, beh è una parola che vuol dire tutto e niente e la differenza sulle intenzioni dei musicisti nelle varie epoche credo stia proprio in cosa intendono per "bello".
    Comunque, il problema della differenza tra musica d'arte e musica commerciale è un problema annoso, piuttosto intricato e soprattutto va spesso a toccare processi intimi e legati all'identificazione e alla costruzione del soggetto (à la Foucault). In ogni caso mi sembra di poter almeno teoricamente distinguere nelle necessità primarie un prodotto tra quella di vendere il più possibile (commerciale) e quella di inserire il prodotto in un percorso estetico personale che non ha nulla a che vedere con il volume di vendita (l'arte). È a mio parere ingenuo pernsare che artisti come i Beatles non fossero minimamente interessati all'aspetto comemrciale (almeno finché non sono diventati miliardari) e che questo non abbia influenzato la parte estetica del loro lavoro. In ogni caso ci possono essere schifezze d'arte e capolavori commericali: ancora una volta non faccio distinzione di valore e di qualità, ma solo di intenzione primaria.

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  13. Sempre il solito, ormai frusto, meccanismo: si prende un punto di vista (uno qualsiasi, non ha importanza) e si costruisce una piramide, si fanno gerarchie. Apriamoci al molteplice, piuttosto, cerchiamo di essere liberi, per quanto possibile, da qualsivoglia condizionamento. A mio parere né il gusto né una posizione ideologica devono ammorbarci quel meraviglio sentimento che è l'abbandono, soprattutto l'abbandono al suono.
    Io credo che la crisi della cultura musicale non si risolva con il denigrare o lo svalutare in senso critico un genere piuttosto che un altro, con lo stabilire dei gradi di valore: la questione è decisamente un altra: Non sarebbe meglio indirizzare i nostri sforzi alla "costruzione" di un mondo in cui esista un pubblico, o meglio, delle persone aperte ad ogni tipo d'esperienza musicale e curiose degli infiniti arricchimenti spirituali che solo la musica può dare? ...come noi che ascoltiamo (mi permetto di dirlo deducendolo dai commenti) i Beatles,i Pink Floyd, Ellington, Davis, Mozart e Stockhausen (ohddio che Frankenstein!) piuttosto che rinchiuderci in una nicchia confortevole ma angusta e per questo, alla lunga, sterile...
    -Frankenstein contro l'omologazione e la regressione dell'ascolto!-
    Che ne pensate... è pura utopia?
    (Scusate la critica e soprattutto il tono -rileggendo ci sto ripensando-, la mia è piuttosto insicurezza e inquietudine che mi portano ad esagerare e ad esasperare l'espressione).

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  14. ma ciò che manca oggi è proprio l'esasperazione
    la rabbia
    "la mia mano che t'assale"
    (come recita un verso di un'opera che vi sfido a identificare).
    E in parte concordo allora con Roberto. Sono "questioni" che per me non esistono. Anche perchè a 12 anni (quando inizia "seriamente a studiare musica) alternavo Giuliani e Dowland al lancio dai palchi di concerti hardcore e thrash metal. Le culture, soprattutto quelle di nicchia sono per natura incompatibili. E le culture mainstream di cui parla Marco (Warhol-Pink Floyd) mi hanno sempre interessato poco. Ogni tanto tiro su qualche disco di papà, ok: roba figa, poi i fricchettoni psichedelici anni 60-70 mi sono sempre stati simpatici. Ma le culture in cui sono cresciuto sono altre e credo che meritino di essere conosciute "a prescindere"...anche perchè appartengono a tradizioni che rivendicano una conoscenza differente e specifica per essere apprezzate...lo stupore nasce dal fatto che spesso ho considerato questo un dato di fatto, un apriori del sapere musicale (e lo dice uno che dalle accademie è stato sempre accompagnato alla porta), ma probabilmente esiste una questione generazionale che ha la priorità su tutto ecc ecc ecc

    Fabio S.

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    1. anch'io amo poco il mainstream, fabio. (come si fa ad essere seriamente interessati al mainstream se non si è sociologi?). diciamo che mi interessano quegli aspetti di warhol e dei pink floyd che non sono mainstream. perché ci sono aspetti del mainstream che non sono mainstream. non credo infatti che le culture siano incompatibili. anzi, sono proprio le sorprendenti tangenze tra le culture più diverse e perfino opposte che mi interessano e mi stimolano di più. non ho mai creduto nelle opposizioni frontali: da un lato l'arte, la ricerca, l'onestà e dall'altro la cialtroneria, il cinismo e la mistificazione. amo i jingles pubblicitari di franco godi e le cose più estreme di feldman o di cage, e non credo che il mio sia un atteggiamento dandy. penso che ogni musica, oltre ad essere se stessa, sia anche contemporaneamente il commento a un'altra; che per ogni compositore che cerca di decifrare la musica delle sfere ce ne sia un altro che, per così dire, gli fa la caricatura.. nello studio di fonologia della rai sono state scritte, perlopiù di giorno, le musiche italiane più ardite degli anni cinquanta e sessanta; ma di notte, quando era chiuso e sprofondato nel buio, vi risuonava la sigla di chiusura delle trasmissioni, quella meravigliosa musica di roberto lupi che rappresentava, tra le mille altre cose, la sintesi sonora più perfetta dell'incontro di john cage con mike bongiorno.

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  15. Io invece credo che le culture siano incompatibili... e più passa il tempo più mi sembra ovvio, dato gli scontri passionali che ci sono fra chi è sensibile a categorie estetiche diverse ;)

    Quindi preferisco il parere di uno specialista a quello di un tuttologo (o nientologo?).

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    1. no, scusa, fammi capire: chi sa un po' di pop e un po' di contemporanea sarebbe un 'tuttologo'? se ti fa fatica capire che nella vita si possa arrivare a conoscere un po' di pop e un po' di contemporanea mi sa che i tuoi orizzonti culturali siano piuttosto limitati, caro tonysub.

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    2. Conoscere e capire sono due cose diverse.
      Per capire davvero la musica popolare devi essere un uomo della strada.

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    3. Comunque capisco il tuo punto di vista, la pensavo largo circa come te quando ero giovane, ma era frutto di inesperienza ed ignoranza.
      Conciliare è praticamente impossibile e molto probabilmente significa capire in maniera molto superficiale la musica migliore.
      E' una fase in cui sono passati tutti.

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    4. "Per capire davvero la musica popolare devi essere un uomo della strada."
      ah ah ah ah ah! ma dici sul serio o sei un burlone? (brian eno o i kraftwerk sono 'uomini di strada'?! nemmeno zappa era un 'uomo di strada'. che vuol dire 'uomo di strada'?).

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    5. tony, vedo solo ora il tuo ultimo commento (come si può notare dall'ora, ho postato il mio ultimo mentre lo stavi scrivendo): non capisco perché pensi che conciliare generi diversi sia (addirittura) impossibile. io non ho mai avuto questi problemi né da ragazzino, quando suonavo nei gruppi rock, né ora, anzi: devo dire che il considerare un genere dal punto di vista di un altro spesso aiuta a capire meglio entrambi. altro che 'superficialità'.

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