"Sto diventando un po' troppo critico per potermi illudere ulteriormente di avere qualche talento" - F. Nietzsche


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"Tutta la musica è contemporanea."

domenica 30 ottobre 2011

Gli equivoci della Storia, ieri come oggi: grandi musicisti alle prese con l'ideologia politica

Hitler e il  pianista..
Come è  noto, durante il nazismo gli intellettuali e gli  artisti si trovarono costretti a prendere posizione nei confronti del regime, e poichè Hitler si tacciava di essere competente in musica, (gli piacevano le opere di Wagner, ma curiosamente anche le operette di  Franz Lehàr) i compositori tedeschi, o che comunque lavoravano in Germania, si trovarono al centro dell' attenzione da parte delle alte sfere del Partito più di  quanto  non lo fossero, ad esempio,  i loro colleghi italiani. Per i musicisti tedeschi si trattava di fare i conti con il concetto di Entartete Kunst (Arte Degenerata). La gran parte dei compositori che finirono nella lista dei "degenerati" erano naturalmente ebrei: tuttavia non mancavano molti "ariani".

Alla luce di più recenti, ampie documentazioni storiche, che il musicologo Alex Ross ha consultato e raccolto per scrivere il  suo bel  libro  Il resto è rumore, risulta che non sempre il comportamento dei grandi Maestri sia stato, in quella difficile e rischiosa contingenza storica, quello che ci si attenderebbe in base all'opinione che ci siamo fatti di loro oggi, a decenni di  distanza. Non sempre le opinioni politiche espresse da importanti compositori quali Schoenberg o Webern risultano ai nostri occhi di oggi coerenti con la loro estetica musicale, atonale e dodecafonica, che è stata in seguito giudicata "progressista" quando non "rivoluzionaria" da (quasi) tutta la critica postbellica. Ci sono delle testimonianze su loro prese di posizione che sembrano, viste dal XXI secolo, alquanto paradossali. 
Lascia abbastanza sbalorditi, ad esempio, quanto si  legge in un libro di  Hanspeter Krellman su Anton Von Webern. Krellman scrive che "Webern abbandonò le idee socialiste per diventare uno spudorato  fanatico  di  Hitler, che salutò  l'invasione della Danimarca e della Norvegia con una prosa che potremmo  quasi  definire orgasmica: "Questa è oggi la Germania! Ma quella Nazionalsocialista, ovviamente! Non una qualunque! Questo è esattamente il  nuovo stato, di cui  fu  gettato il seme vent'anni fa. Sì, è proprio un nuovo stato come non se n'erano mai visti!! E' qualcosa di nuovo! Creato da quest'uomo straordinario!!!...Diventa di  giorno  in  giorno  più  eccitante. Vedo un  futuro  meraviglioso davanti a noi. E sarà diverso anche per me." 
Sempre secondo Ross, lo stesso Arnold Schoenberg, peraltro irriducibile oppositore del nazismo, "non era certo  privo  di  un  istinto  autoritario". Nel suo  saggio del 1938 Un programma in quattro punti per la comunità ebraica, scritto dall'esilio in California, dichiara tra l'altro che "la democrazia è inadatta per il  popolo ebreo". Schoenberg "mandò il  Programma in quattro punti  al compagno di esilio Thomas Mann, nella speranza che lo  scrittore si  occupasse di  farlo  pubblicare. Mann gli  rispose allarmato, sollevando  obiezioni  contro  la <tendenza fascista> del documento e la sua <volontà terroristica>".

Paul Von Klenau
Ma anche tra i compositori non inclusi nelle liste della Entartete Kunst, per venire a contenuti più direttamente estetico/musicali, vi sono casi altrettanto paradossali. Secondo  Ross, durante il  nazismo "la scrittura atonale e dodecafonica fu occasionalmente tollerata, ammesso  che il compositore avesse assunto la giusta posizione politica". Paul Von Klenau, compositore danese allievo  di  Schoenberg, dal canto suo teorizzò una singolare connessione tra il proprio linguaggio dodecafonico e gli "ideali" del nazional socialismo, cui aderiva convintamente: "La musica del nostro tempo ha bisogno di essere regolamentata da un nuovo ordine, che corrisponda al contenuto etico. Un'arte orientata verso il futuro e adatta al mondo Nazionalsocialista richiede un parallelo sentimento etico e una padronanza del mestiere che si liberi da ogni  arbitraria attività individualistica nel regno  delle note." E' difficile oggi comprendere tali apodittiche, roboanti affermazioni... 

E in mezzo a tali deliri, in mezzo a tale confusione di ideologia e estetica, tra i fedeli sostenitori del Führer e da quest'ultimo ammesso nell'Olimpo dei compositori ben visti dal Regime, la figura di Richard Strauss sembra un paradosso ancora più incomprensibile: suo figlio  Franz era sposato  con  una ebrea, ed ebrei  erano  molti  dei  suoi collaboratori e librettisti, da Hedwig Lachmann a Hugo Von Hoffmansthal, a Stefan Zweig; non firmò i documenti  che  prescrivevano l'allontanamento  degli ebrei dalla Camera Musicale del Reich, di cui  era presidente; resistette alla messa al bando dei compostori ebrei e difese l'esecuzione delle loro opere, in particolare quelle di Mahler. A Hitler chiese "una ripartizione dei diritti d'autore a favore dei compositori "classici" invece che di  quelli di musica popolare; regole per impedire che  le orchestrine delle stazioni  termali "massacrassero" le Ouvertures di  Wagner (!!); direttive che dissuadessero i  giovani dal rovinarsi  la voce sbraitando  canzoni  patriottiche (!!!) ". A causa di queste ed altre sue prese di  posizione coraggiose, anticonformistiche, oneste, alla fine Strauss finì  nel mirino di Hitler che lo considerò  come "un oppositore al regime..... in lega con la canaglia ebrea". Per salvare la vita dei suoi familiari, in parte di origine ebraica, Strauss  dovette riabilitarsi , umiliandosi davanti a Göbbels e facendo professione di fede al nazismo. Ma nel suo cuore rimase sempre sostanzialmente un impolitico, come  ebbe a dire lo  stesso  Göbbels, e  fu  sempre fedele a quello  che riteneva il senso più alto  della sua propria esistenza, la musica.

Richard Strauss
Di fronte  a tragedie della Storia come quella del nazismo, che cancellò anche, passandoli per i  camini  dei  forni crematori, centinaia o migliaia di futuri  talenti  artistici che avrebbero senza dubbio cambiato il corso della musica del XX secolo, è estremamente difficile ergersi oggi a giudici di chi si salvò la vita magari con scelte discutibili, venendo  a patti col Diavolo, oppure addirittura non si rese conto di rendersi responsabile, condividendone l'ideologia folle, di un regime criminale. Le dichiarazioni antidemocratiche di Schoenberg, i proclami filonazisti di Webern stridono violentemente con l'immagine "di sinistra" che l'egemonia culturale postbellica ha tratteggiato di  questi  due grandi  maestri. Al contempo, l'immagine "reazionaria" che  spesso si attribuisce a Strauss può venir smentita dal suo ben concreto, ragionevole operare - dall'alto  di un incarico di  potere - per la musica e i musicisti: ebrei, e non.
La realtà  è  sempre più complessa di  quanto  sembri. E per cominciare, andrebbero sempre prudentemente distinte le qualità intrinseche del linguaggio  poetico di un artista dalle sue più o meno chiaramente proclamate opinioni politiche: non è  affatto certo che vi sia un nesso qualitativo immediato e univoco tra le une e le altre. 
Oggi, a distanza ormai di quasi 80 anni da quei tempi tragici, dovremmo aver imparato ad applicare questa prudenza anche nel giudizio sui musicisti nostri contemporanei, evitando sommarie messe al bando o giudizi superficiali ispirati da elementi  che  con la logica dell'Arte non hanno nulla a che vedere.
Le logiche di tribù, i dettami egemonici del mainstream estetico andrebbero attentamente evitati. Ma di questo argomento così attuale e complicato, magari ce ne occuperemo una prossima volta..... 








   

2 commenti:

  1. Condivido appieno le Sue riflessioni, Maestro. Ho avuto la fortuna di intuire la Sua acutezza, cultura e ironia da allievo di flauto del Conservatorio di Milano, diversi anni fa. Complimenti. Anch'io mi interesso di filosofia e di musica. Ottimo flautista Lei è anche, come ebbi modo di constatare ascoltandoLa nella Barcarola e scherzo di Casella a un concerto di zona 2 a Milano, tanti anni fa.
    Grazie.
    Roberto, Cinisello.

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