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"Sto diventando un po' troppo critico per potermi illudere ulteriormente di avere qualche talento" - F. Nietzsche


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"Tutta la musica è contemporanea."

venerdì 21 ottobre 2011

Musicisti nello scantinato : appello per i luoghi dove si "monta" la musica

E' scontato  dire che il lavoro della musica non è solo ispirazione e poesia, ma anche concretissime e banali questioni economiche e logistiche. Ma tra il pubblico presente al concerto di un ensemble o una piccola orchestra da camera, a molti forse non viene da chiedersi DOVE sia stato "montato", "costruito" il concerto cui assistono. Insomma, tutti sappiamo che i musicisti arrivano al concerto dopo un più o meno lungo periodo di prove, ma spesso (anche giustamente) ce ne dimentichiamo, come se ognuno degli strumentisti avesse studiato a casa per conto suo, e poi il concerto fosse una specie di rito collettivo una tantum che nasce, senza preparazione, sotto i nostri occhiLe grandi orchestre sinfoniche hanno la loro "casa", dove dispongono di camerini, mensa, piccole sale da studio, sale prova per l'orchestra e per il coro, eccetera. Alcune grandi  istituzioni possiedono addirittura di 2 sedi, come l'Opera di  Parigi ad esempio, con Garnier e Bastille ! 
Gli ensembles e i gruppi da camera, almeno in  Italia, sono invece in genere degli homeless.

Sopratutto per un certo repertorio offerto da questi ensembles (di musica antica o contemporanea, e di  molti altri "generi") spesso sono necessari lunghi giorni, settimane di prove per preparare anche un solo concerto, se particolarmente impegnativo. Non avendo una loro "casa", tutti questi coraggiosi ensembles, che arricchiscono il tessuto culturale e musicale delle nostre città con proposte originali, innovative, si devono perciò accontentare di spazi precari, alla bell'e meglio: scantinati, sottotetti, magazzini etc. Certamente ciò conferisce loro un'aria undergroung e alternativa: se non fosse che questi luoghi, oltre ad essere spesso scomodi logisticamente, sono anche acusticamente pessimi e inadatti al delicato lavoro con il quale si "crea" il suono d'insieme. Inoltre costano, e le spese per affitto e gestione gravano in modo insostenibile sui fragilissimi bilanci di queste piccole imprese culturali, spesso sull'orlo della morte finanziaria, e solo raramente sovvenzionate dal denaro pubblico con stille d'acqua che non coprono nemmeno le spese vive.
A Milano, città nella quale sono nati  e operano alcuni tra i più  prestigiosi  ensembles italiani, con il recente cambio dell'Amministrazione Comunale e la nomina di un Assessore alla Cultura finalmente attento ai fenomeni sociali, è in corso un  dibattito sugli spazi dedicati alla produzione musicale, dal quale si spera possano emergere proposte e soluzioni concrete.
Riporto qui sotto alcuni passi della lettera aperta scritta da Andrea Minetto, direttore di produzione del Festival MiTo e socio dell'ensemble Sentieri  Selvaggi, che a mio  parere contiene una proposta interessante.
"Il problema più grande non è la mancanza di palcoscenici ma di un luogo dove provare e ottimizzare alcune risorse che sono comuni al processo creativo e che ora sono invece disperse nella città, costituendo una moltiplicazione delle voci di costo per tutto il sistema. E' urgente creare uno spazio con alcuni servizi che possano essere condivisi e cogestiti, come ad esempio sale prove, uffici, sale riunioni e deposito strumenti in comune. Se molti di questi servizi fossero centralizzati, l'attività produttiva di ciascuno si moltiplicherebbe e le ricadute sulla città e la sua promozione all'estero sarebbero enormi. Penso a qualcosa sull'esempio di Kings Place di Londra, con delle sale prove comuni, delle sale riunioni, un piccolo centro multimediale, una reception dignitosa unificata, un piccolo deposito strumenti. Non serve un mega centro ma un edificio minimamente attrezzato, dove gli ensembles possano provare e lavorare, abbattendo i costi di gestione e liberando cosi risorse da dedicare esclusivamente alla promozione di quello che fanno. Immagino un edificio ceduto dal demanio comunale o da un privato, e gestito da una associazione di secondo livello snella e operativa, il cui consiglio direttivo è presieduto a turno dai diversi rappresentati delle varie realtà, che portano ciascuno il proprio contributo."
 A me, come a molti altri, la proposta è sembrata, oltre che saggia, anche ragionevole: non si chiede all'ente locale denaro che poi viene investito senza controllo, ma  l'aiuto (a costo molto  contenuto, forse anche a costo  zero per l'Amministrazione) per una ottimizzazione della logistica e dei costi  di  tutto un  sistema, mettendo  così  in  rete  diverse realtà che finora si  fanno  concorrenza a volte sleale.  Auguriamoci  che sia l'inizio di una svolta per dotare finalmente i musicisti freelance (razza viandante e pendolare quant'altre mai) di una vera casa, per piccina ch'essa sia .... 


2 commenti:

  1. fosse vero! potrebbe essere un'idea che Mito stesso, a fronte della dimostrata capacità di passare dai progetti alla realtà, facesse da punto di riferimento prima, e coordinatore poi, di un esperimento cittadino in questo senso, da presentare se riuscisse, alla giunta (con la giunta? con le giunte Milano e Torino?). Fa un po' paura il ventilato ingresso di Genova- Da Mito a Gemito, suona tutto in un altro modo...

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  2. caro Anonimo ,
    questa di Genova non la sapevo. Ma del resto , il famoso "trinagolo industriale" Ge-Mi-To ha una sua logica fin dalla ricostruzione degli anni '50. e poi , sono tutte aministrazioni di sinistra , quindi a me va bene.
    Anche per dividere i costi.
    Sperèmm.

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