Questo blog é ospite di una piattaforma gestita da Google. Per la gestione dei "cookies" l'utente può far riferimento alle policies del gestore Google.


"Sto diventando un po' troppo critico per potermi illudere ulteriormente di avere qualche talento" - F. Nietzsche


"Musica est exercitium aritmaeticae occultum nescientis se numerari animi“

- G.W. Leibniz


"I pecoroni non vogliono diventare padroni del loro lavoro!" - C.T.


"Tutta la musica è contemporanea."

domenica 25 settembre 2011

Dedicato a quelli che "la musica non c'entra con la politica! "

Inutile far finta di niente: comunque la si metta, è una brutta storiaccia. Lo Stato di Israele, per via della sua politica intollerante, da tempo fa fatica a farsi amare perfino dai suoi più equilibrati estimatori (tra i quali il sottoscritto), figuriamoci dagli altri: e le pessime conseguenze si vedono ormai anche nel campo della cultura. Vi racconto una vicenda molto esemplare in proposito.
Il 30 Agosto 2011 su The Independent appariva una lettera aperta firmata da un buon numero di musicisti e orchestrali londinesi - alcuni dei quali, secondo le mie informazioni, di origine ebraica -  per chiedere la cancellazione del concerto della Israel Philarmonic Orchestra ai BBC Promenade Concerts, come protesta contro l' "apartheid" esercitato dallo stato di Israele nei confronti dei Palestinesi.


Proms exploited for arts propaganda campaign
"As musicians we are dismayed (trad.: costernati) that the BBC has invited the Israel Philharmonic Orchestra to play at the Proms on 1 September. The IPO has a deep involvement with the Israeli state – not least its self-proclaimed "partnership" with the Israeli Defence Forces. This is the same state and army that impedes in every way it can the development of Palestinian culture, including the prevention of Palestinian musicians from travelling abroad to perform.
Our main concern is that Israel deliberately uses the arts as propaganda to promote a misleading image of Israel. Through this campaign, officially called "Brand Israel", denials of human rights and violations of international law are hidden behind a cultural smokescreen. The IPO is perhaps Israel's prime asset in this campaign. The Director of the Proms, Roger Wright, was asked to cancel the concert in accordance with the call from the Palestinian Campaign for the Academic and Cultural Boycott (PACBI). He rejected this call, saying that the invitation is "purely musical". Israel's policy towards the Palestinians fits the UN definition of apartheid. We call on the BBC to cancel this concert."

Qui la lista dei firmatari (scorrete fino a circa metà pagina per trovare la lettera). Nella lista noterete che vi sono 4 musicisti della London Philarmonic Orchestra. E' importante notare che si firmano semplicemente con nome e cognome, strumento, LPO. Firmano quindi per se stessi, e non in nome della LPO. 
Bene, che cosa hanno fatto i dirigenti (Tim Walker, direttore -Martin Hohmann, presidente) della London Philarmonic Orchestra? Hanno sospeso per 9 mesi i 4 musicisti, con la motivazione che "For the LPO, music and politics do not mix." Immediatamente si è scatenata la reazione del mondo culturale londinese (da noi sarebbe successa la stessa cosa?). Una lettera di  protesta contro il  provvedimento della LPO è  apparsa su The Guardian , a firma di altri musicisti e intellettuali, e il dibattito infuria in questi giorni anche su vari Blogs (boulezian, uno dei più informati); e QUI un post molto interessante dove si risponde all'argomento secondo il quale analogo trattamento  andrebbe riservato alla Western-Divan Orchestra di Daniel Baremboim, "i cui membri arabi sarebbero allora rappresentanti di alcuni dei regimi più vili del pianeta".  
Al momento non si sa ancora se i dirigenti  della LPO ritireranno la sanzione disciplinare, ma da tutta questa storia si possono mettere in fila alcune considerazioni:
- Per quanto possa risultare antipatico che degli orchestrali inglesi firmino una petizione pubblica perchè venga impedito a dei loro colleghi Israeliani di suonare nella loro città, si deve ammettere che le motivazioni sono espresse nella lettera in modo argomentato, civile, e dal mio punto di vista, condivisibile nella sostanza.
- Si può certo opinare se chiedere il boycott sia l'opzione migliore. Io avrei fatto pressioni per manifestare un civile dissenso prima o dopo il concerto (come infatti poi è avvenuto: e ci sono state anche urla e fischi durante l'esecuzione), piuttosto che chiedere la cancellazione del concerto stesso, cosa che ricorda altri momenti molto foschi della storia europea del '900.
 - In ogni caso, il durissimo provvedimento disciplinare preso da LPO contro i suoi orchestrali, "colpevoli" di aver esercitato, a titolo esclusivamente personale,  la loro libertà di opinione e di parola, in una democrazia moderna e tollerante quale il Regno Unito appare del tutto ingiustificato.
- Analoghi provvedimenti andrebbero allora presi  anche dalle altre orchestre i cui  membri hanno firmato la lettera? Age of Enlightenment, Chilingirian Quartet se ne sono, giustamente, ben guardati.
- Se ci si mette sulla strada della censura (della libertà di opinione da una parte, della libertà di circolazione degli artisti dall'altra) si sbaglia comunque.

-Una constatazione finale, per quello che vale: personalmente, come già detto, ritengo che Israele abbia gravi responsabilità nell'ostacolare il raggiungimento di  una qualche stabilizzazione duratura nei rapporti con i Palestinesi. L'attuale Governo è nelle mani della Destra più razzista e intollerante. 
Non c'è da stupirsi se poi "chi semina vento, raccoglie tempesta". 
La musica (e la cultura) come vedete, c'entrano con la politica, eccome.









Nessun commento:

Posta un commento